Un’importante azienda del settore beverage gestiva attività logistiche di varia natura e complessità all’interno del plant di imbottigliamento, con una oggettiva perdita di focus sui processi “core” e una performance operativa migliorabile nelle attività “non-core”.
La sfida
La sfida principale era l’identificazione di soluzioni pratiche mantenendo l’attenzione su:
Gli equilibri di un eco-sistema complesso
che comprende il plant in questione, i provider distributivi e i magazzini esterni di supporto, gli altri plant nazionali e alcuni fornitori esterni di prodotti commercializzati e di supporto
Gli equilibri economici
condizione necessaria per poter presentare il progetto al Board
I vincoli informatici
che condizionano alcune scelte di processo, altrimenti non implementabili
La pianificazione del cambiamento
con i relativi rischi
La soluzione
1° step - “decomplexity”
Sono stati mappati i processi del plant, definendo quelli “core” e quelli “non-core”; questi ultimi sono stati caratterizzati per:
impatto
(spazi occupati, personale impiegato, volumi gestiti, ecc.)
funzionalità degli spazi e delle attrezzature
(necessità di scaffalature, di carrelli, ecc.)
potenziali sinergie/competenze esterne
(3PL già partner del cliente o potenziali sul territorio, centralizzazione delle attività, ecc.)
Valutati i vincoli e le aderenze con gli altri processi, è stato individuato come prioritario il processo di preparazione e carico degli ordini LTL, in quanto:
ad alto impatto
(elevati volumi e spazi dedicati all’attività di picking all’interno del plant)
disfunzionale
(aree e attrezzature del plant poco adatte all’attività)
esistenza di fornitori partner nell’area
in possesso di competenze, aree, attrezzature e importanti sinergie potenziali
Per l’approvazione dell’esternalizzazione del processo è stato fondamentale stimare:
i benefici ottenibili sullo specifico processo esternalizzato
(ordini LTL), in termini di performance espressa da un 3PL specializzato
la semplificazione e l’efficientamento dei processi “core” del plant
abilitati da questa esternalizzazione (revisione del layout, recupero di spazi, miglioramento dei percorsi, maggiore intercambiabilità del personale, ecc.)
2° step “complete decomplexity”
In aggiunta alle analisi dei processi della fase precedente, aBCD Consulting ha analizzato i processi dell’eco-sistema già esternalizzati, con modalità e partner differenti, con l’obiettivo di individuare potenziali sinergie dalla centralizzazione in un unico polo esterno dei processi “non core” e di completare il percorso di esternalizzazione delle complessità al di fuori del plant. I maggiori benefici sono stati individuati in:
ulteriore specializzazione del 3PL partner
nelle attività di picking a collo, anche per la quota di traffico FTL caratterizzata da necessità di picking
accentramento di differenti stock esterni
dei medesimi articoli in un unico polo, con riduzione dei livelli di safety stock e degli spazi esterni necessari
razionalizzazione delle attività di shuttling
e di allocazione dello stock
totale focalizzazione del plant
in attività produttive
I risultati
Step 1
È stato creato un polo specializzato presso un 3PL partner, in prossimità del plant, che registra performance significativamente superiori a quelle precedenti, con maggiore flessibilità e un’importante sinergia con i servizi di distribuzione LTL. La capacità operativa del plant è aumentata grazie al miglior utilizzo degli spazi e alla maggiore focalizzazione sui processi “core”, riducendo il ricorso a capacità di stoccaggio esterne nei periodi di pre-stock.
Step 2
L’operazione ha portato alla riduzione del 30% dei livelli di safety stock e delle aree esterne necessarie (in termini di mq), alla massimizzazione delle performance di allestimento ordini con picking a collo, alla completa semplificazione dei processi di plant e, in generale, dell’eco-sistema di plant.
La consulenza supply chain per ottimizzare la rete logistica
è un servizio studiato ad hoc per le aziende lungimiranti, che mirano a crescere migliorando anche le attività non propriamente core.